Aug
Che gioia in Agosto a lavoro
Written by fairyvisionsE’ il concetto di base che è sbagliato. Lavoro “dipendente”. Che bruttissima parola.
E io non sono proprio fatta per dipendere lavorativamente da qualcuno. Ok, se il lavoro non lo so fare e tu me lo insegni apprezzo e obbedisco. Ma se il lavoro io LO SO FARE meglio di te, vedi di non rompermi i coglioni. Ma devo starti a sentire per forza, perchè sei il mio capo. E mi comincio a chiedere chi è che ti ci ha messo lì in quel ruolo, perchè io devo sottostare agli ordini di un cretino. E rimugino e mi incazzo e mi stresso. Prometto vendetta ma ho le mani legate. Tanto sei tu quello che si è potuto permettere ogni anno ferie da 6000 euro e io a malapena ci sono andata in ferie.
E’ che a volte mi illudo che ci sia una giustizia, che le cose prima o poi vengano a galla.
E’ anche che io non ci arrivo a capire perchè un essere umano debba contare più di un altro solo per via di uno schemettino ridicolo appeso in bacheca che si chiama “Organigramma aziendale”.
Tutti meritano rispetto, ma soprattutto tutti se lo devono guadagnare. Ma in questo mondo no, non funziona così. Tu sei il capo e bisogna rispettarti, ma fai che non ti incontri mai in un vicolo cieco quando avrò cambiato lavoro.
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Il punto della situazione
Written by fairyvisionsCambiare città. Dietro questa scelta possono esserci milioni e milioni di motivi.
Quando è toccato a me avevo 21 anni e ho lasciato Siena per trasferirmi a Milano.
Ufficialmente per studiare canto in una scuola più bella, ufficiosamente sono semplicemente scappata da una vita che non era più la mia.
Ho mollato famiglia, amici e presunti tali.
Il primo anno tornavo a casa ogni mese, mantenevo i contatti con tutti, era come se non fossi partita.
Dal secondo anno in poi invece buio assoluto, ho tagliato i ponti, ho cancellato numeri, non ho risposto a telefonate. A parte i miei genitori e la mia migliore amica, nessun altro riusciva a sentirmi, ne per telefono ne via mail.
Perchè? Perchè mi ero rotta i coglioni. Di gente che promette di venirti a trovare poi non ci viene, di domande, di curiosità morbosa di sapere com’è la vita al nord, della solita domanda “ma come si sta a Milano?”.
E allora dal 2005 ad oggi non ho più avuto contatti con qualsivoglia persona di mia conoscenza nella mia città di orgine.
Decine e decine di amici ignorati completamente per 3 anni.
E siamo alla resa dei conti.
Da qualche mese a questa parte ho cominciato a riprendere i contatti e ho scoperto cose incredibili.
Alcuni si sono sposati e non mi hanno nemmeno invitato. Colpa mia, direte voi, ma sinceramente non sono state molte le telefonate. Ok, io non avrei risposto, ma loro non hanno chiamato.
Il concetto del “non mi chiami mai” per me non esiste. Siamo nel ventunesimo secolo e il telefono ce l’hanno tutti, non vedo perchè devo essere sempre io a chiamare. Vabbè.
Alcuni invece sono rimasti gli stessi, immutati come se li avessi lasciati ieri. E forse sono proprio loro che mi hanno colpito di più. L’incapacità di evolversi, di crescere, di costruire. Gira e rigira, casa nuova e macchina nuova ma stessa vita, identica. E vi conosco come le mie tasche, lo vedo al volo che siete come 5 anni fa.
E poi ci sono gli altri. Gli amici veri. Quelli che non mi hanno dimenticato e che mi hanno accolto a braccia aperte. Quelli che mi hanno chiesto come va, dove lavoro, dove vivo, che cosa ho fatto tutto questo tempo e di promettere di non sparire più. Che mi hanno chiesto se sono innamorata, se sono felice.
E quindi ho capito che ho fatto proprio bene. Quando hai troppi “amici” una spietata selezione naturale è quello che ci vuole. E non vi rimpiango voi che siete rimasti indietro. Ma neanche un po’.
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Seasons
Written by fairyvisionsStamattina al mio risveglio, congelata sotto il getto dell’aria condizionata, ho pensato che ogni anno, ad agosto, mi manca in Natale. Mi manca il freddo, il piumone, la giacca invernale, la neve, le sigarette fumate al volo che sennò ti si congelano le dita.
Ho sempre trovato qualcosa di molto speciale nell’inverno, è la stagione che preferisco. Poi, per lo spirito di adattamento che mi contraddistingue, trovo il positivo in ogni mese e in ogni stagione.
Ma l’inverno, il natale, Dicembre e Gennaio, per me sono il periodo più magico di tutto l’anno.
Non vedo l’ora porca miseria.
Aug
Letture dell’estate
Written by fairyvisionsDato che quando compro un libro di solito lo leggo in una o due settimane, mi sono abituata a comprarne parecchi insieme onde evitare di restare senza (che io senza un libro da leggere non posso vivere).
Vuoi per il livello di stress dell’ultimo anno, vuoi perchè in fondo sono una coglionazza, la scelta è stata tutta di narrativa femminile. Ecco di seguito le mie letture per questa estate:
QUI
Se volete la mia libreria più o meno completa su Anobii
Aug
Friendship
Written by fairyvisionsIn ogni ufficio in cui ho lavorato, una cosa fondamentale per me è sempre stata trovare un alleato (leggasi compagno di merende).
Mi lascio il primo mese per le valutazioni e dal secondo mese in poi scelgo l’eletto.
Secondo il carattere, le abitudini e il feeling seleziono il collega preferito che mi accompagnerà nel mio percorso aiutandomi a sopravvivere in ufficio.
E’ una prassi, senza sapere che a lavoro c’è qualcuno con cui rifugiarmi in chiacchiere non riuscirei nemmeno ad alzarmi la mattina.
Nel mio primissimo lavoro l’alleata si chiamava Susanna, 31 anni, Controller Senior, carina, gentilissima e simpaticissima. Ci siamo perse di vista causa suo matrimonio, ma la ricordo con piacere. Amicizia superficiale.
Nel secondo lavoro l’alleato si chiamava Marco, Sistemista Windows, 28 anni, parlava solo e soltanto della sua fidanzata lontana, sostanzialmente una palla. Buona conoscenza.
Nel primo lavoro a Milano l’alleato si chiamava Matteo, 23 anni, Tecnico Help Desk secondo livello. Gentile, carinissimo e essenziale per la mia sopravvivenza in quell’ufficio. Amicizia superficiale.
Nel secondo lavoro a Milano l’alleato si chiamava Guido, 36 anni, Sistemista Mainframe. Uomo d’onore e padre di famiglia, mi ha supportato (e sopportato) in ogni cosa, nei turni diurni e notturni. Mi ha fatto i lavori in casa quando ho comprato il mio appartamento e pure tutto il trasloco. Grande amicizia, tutt’ora in contatto.
Nel terzo lavoro si chiamava Andrea, Sistemista Unix. 24 anni, meraviglioso. La mia più grande delusione. Dopo 2 anni di confidenze, aperitivi, uscite, chiacchiere, durante una discussione nella quale chiedevo il perchè di un certo comportamento data la nostra situazione di “colleghi-amici” mi sono sentita rispondere “Tu non sei mia amica, lavoriamo solo insieme”. Grazie. Vai affanculo.
Ma il vero amico l’ho trovato nel lavoro attuale. Edoardo, 33 anni, Industrial Designer. Non si può descrivere. Uguale a me in tutto, mi tratta in un modo in cui non puoi non volergli bene. Tanto per riassumere, da quando lo conosco non mi sento più figlia unica. Amicizia VERA.
Ogni esperienza della vita lascia qualcosa, ogni ufficio o luogo o situazione porta con sè qualcosa da ricordare o da dimenticare. E per me, che vivo l’amicizia come fosse amore, con gelosie, discussioni e affetto incondizionato, trovare qualcuno come me è come vincere alla lotteria. Ho passato mesi a sentirmi sola in questa città, e in 5 anni di testate ne ho battute parecchie.
Ma non ho mai voluto cambiare il mio modo di essere, a chi mi diceva di essere più fredda e meno ingenua ho sempre detto che io lo so da sola se fidarmi o no di qualcuno e anche se di lacrime ne ho versate tante, non cambierò mai la mia voglia di fare amicizia.
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Aug
Crescere
Written by fairyvisionsEssere adulti è una gran fregatura.
Da piccolo sogni ad occhi aperti il momento in cui avrai una casa tua, una macchina, un lavoro, uno stipendio, tanti amici.Poi piano piano tutto avviene e la casa diventa mutuo, il lavoro diventa impiego, la macchina diventa l’assicurazione da pagare, gli amici diventano i rompicoglioni che non se ne vanno mai quando tu sei stanco, perchè ti vuoi riposare nelle mura di cui paghi il mutuo, perchè domattina devi riprendere il tuo impiego per poter pagare l’assicurazione della tua macchina.
Ma questo è il minore dei mali.
Essere adulti porta con sé la consapevolezza di tante cose. Più cresci e più capisci, e qui inizia la vera fregatura.
Quando eri piccolo e vedevi passare un barbone pensavi che fossero esseri mitologici lontanissimi da te. Ora sai che se non righi dritto in ufficio potrebbe succedere anche a te.
Quando vedevi un anziano pensavi che era un nonno. Ora sai che forse è una persona sola, forse non sta bene, forse non è il nonno di nessuno ed è tanto tanto triste.
Quando vedevi un animale per strada pensavi che fosse tanto carino e lo volevi portare a casa. Mamma diceva di no e tu te ne dimenticavi. Ora sai che se non lo porti a casa tu forse non lo farà nessuno, sai che colore ha il sangue sulle ferite dei morsi e che odore ha la solitudine che a volte si respira anche sugli occhi di un gatto.
Quando stava per arrivare Natale eri eccitato ed entusiasta dei regali che avresti ricevuto da Babbo Natale. Ora sai che tutti quei regali te li hanno comprati i tuoi genitori spaccandosi la schiena a lavorare solo per te che in fondo eri solo un ingrato come tutti i bambini.
Quando vedevi tua mamma piangere ti crollava il mondo addosso. Ora sai che quelle lacrime erano un po’ anche colpa tua.
Quando facevi i capricci per un giocattolo e lei non te lo comprava pensavi che fosse cattiva e non capisse quanto in realtà lo desideravi. Ora sai che si sarebbe strappata il cuore e lo avrebbe venduto all’asta pur di non farti capire che semplicemente non c’erano i soldi.
E’ tutta una gran merda. A volte vorrei tornare bambina e deficiente, ma appena ripenso a quante cose non ho capito in tempo vorrei solo spegnere il cervello e il cuore e non farmi prendere da questa angoscia perchè purtroppo ora so che il mondo non è bello e la vita non è un gioco.
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Chiudere il cuore
Written by fairyvisionsNon ti voglio pensare. Non ti voglio pensare perchè non voglio piangere. Perchè se ti penso piango e adesso non voglio assolutamente.
Perchè se piango poi ti penso ancora di più e ricomincio a volerti bene, quel bene che ti strappa il cuore per la mancanza che provo adesso, quel bene che mi annebbia di lacrime la vista e non so più cosa scrivo o cosa sento.
Sono troppe le sere che ho passato a ripensare e ripercorrere parole, azioni, sguardi. Tutto. Sono troppe le sere in cui avrei voluto vestirmi e uscire in piena notte, attraversare il cortile che divide casa mia dalla tua e venirti a chiedere perchè.
Con la paura di cosa avresti potuto rispondere, con la paura che mi dicessi che era tutto a posto ma che lo dicessi solo con la voce e non con gli occhi. Perchè quando con quegli occhi mi guardavi e mi dicevi che ero tua sorella era come se davvero avessimo lo stesso sangue.
E tua madre che mi dice che a settembre te ne vai. Ma dove cazzo vai. Non mi puoi lasciare qui senza una risposta, senza un motivo, senza un fratello.
E vedi perchè non ti volevo pensare? Perchè finisce sempre che piango fino a che mi fa male la gola e si bagna il cuscino e il letto e il pigiama e mi addormento sulle lacrime pensando a perchè ho perso un pezzo di cuore e non lo riesco più a trovare.
Jul
Dedicato un po’ a tutti
Written by fairyvisionsDevi credere in te stesso, perchè nessuno al mondo può farlo meglio di te.
Devi agire secondo ciò che vuoi e ciò che senti, perchè nessuno mai verrà a chiederti cosa desideri.
Devi vivere una vita serena, perchè il tempo perso dietro l’odio e l’invidia non te lo darà indietro nessuno.
Devi volere bene agli altri, perchè potresti trovarti tu ad aver bisogno di qualcuno che ti voglia bene.
Devi essere gentile ed educato, perchè tutti meritano il tuo rispetto.
Devi guardare oltre le apparenze e non vedere solo dei chili in più o un fisico non perfetto, ma la persona che ci vive dentro.
Devi rispettare il pensiero e le scelte altrui, perchè potresti trovarti da un giorno all’altro perseguitato solo per il fatto di credere in qualcosa.
Devi amare te stesso, difenderti e curare corpo e anima.
Dura poco la vita e il tempo che sprechiamo in errori e battaglie è tanto da non poterlo contare.
Jul
Morire per un gelato
Written by fairyvisionsVoleva mangiare un gelato Emanuela Carta, come tutti i bambini della sua età. Un desiderio normale, d’estate, a 10 anni.
E invece è morta (QUI l’articolo di Corriere).
Emanuela era affetta da Celiachia, una malattia che rende impossibile assumere qualsiasi alimento o bevanda contenente glutine. Ma non basta, non solo l’alimento deve esserne privo, non deve essere stato nemmeno lontanamente a contatto con un pizzico di farina o simili.
Le aziende sono obbligate a riportare sulle confezioni degli alimenti “normali”, oltre agli ingredienti dettagliatissimi, anche la dicitura “Prodotto in stabilimento dove si lavorano farinacei”.
E così, anche se l’alimento non contiene glutine, quella frase è sufficiente a far capire al consumatore celiaco che quello non si deve comprare.
Il glutine è dappertutto, oltre al pane e alla pasta può essere contenuto appunto negli amidi con cui si produce il gelato, nel passato di verdure, nei biscotti, nei salumi. Praticamente ovunque.
E non è così semplice, se non convivi con questa malattia da tempo, capire come proteggerti dai rischi.
Io stessa mesi fa ho avuto problemi di salute e per due mesi, nell’attesa del risultato delle analisi, ho dovuto vivere come se fossi celiaca. Non lo sono e ne sono sollevata, ma quei due mesi sono stati davvero difficili.
Ma allora cosa mangiano i celiaci?
Esistono alimenti totalmente privi di glutine prodotti in stabilimenti sicuri, si possono trovare in farmacia e nei supermercati più forniti, ma resta il fatto che sono molto costosi, il sapore è ben poca cosa rispetto allo stesso alimento con glutine e non c’è una sufficiente vastità di scelta.
In poche parole, i celiaci si ritrovano a mangiare sempre le stesse cose, le pagano troppo e li soddisfano ancora meno.
Alcuni si sono adattati alla malattia, altri anche dopo anni non si sono rassegnati, perchè basta davvero un pizzico di farina e il meccanismo di distruzione dell’intestino si mette in moto.
Nel sito dell’ AIC ( Associazione Italiana Celiachia ) si possono trovare ottime informazioni, ma è sufficiente anche cercare su google, poichè ad oggi la celiachia pare essere in diffusione esponenziale.
Ma cosa fanno la sanità e lo stato per aiutare queste persone?
Lo stato, previo esame gastroscopico o colonscopico, fornisce un bonus mensile ai celiaci diagnosticati in maniera certa, per acquistare gli alimenti speciali. Ma dove possono spendere questo bonus? SOLO in farmacia, dove tutto costa il doppio e con la stessa cifra in un supermercato potrebbero acquistare molte più cose.
La sanità invece fa ridere e basta. Da anni è in fase di sperimentazione una pillola contro la celiachia ma nessuno finora è stato in grado di imporsi per sperimentarla in maniera esaustiva. Anche perchè, dicono, le aziende che producono prodotti per celiaci andrebbero in fallimento e prima che accadesse intenterebbero cause legali e non legali per impedire che questa malattia venisse controllata in maniera efficace. E, ovviamente, la sperimentazione è, per adesso, limitata agli USA..
Bè ma gli alimenti ci sono e lo stato li paga, allora qual’è il problema?
Il problema è che mantenere una vita normale non è semplice. Pensate a quante volte di fretta vi fermate a prendere un panino al volo perchè siete in ritardo. Loro non possono.
Pensate al compleanno di qualche amico, cena a buffet e tante risate. Loro devono stare attenti ad ogni cosa che mangiano e non sempre trovano qualcosa.
Senza contare il vedere gli altri mangiare di gusto alimenti che tu non puoi più nemmeno toccare..
Lo stato, la sanità, tutti dovrebbero fare di più, molto di piu.
E’ vero che ci sono malattie mortali attualmente più “importanti” alle quali trovare una cura. Ma ditelo ai genitori di Emanuela e vediamo se vi danno ragione.
















