Archive for October, 2007
Come è andato il primo giorno nel nuovo lavoro?
Ridendo e scherzando ho lasciato passare una settimana intera senza scrivere niente.
Come va? Ecco, non saprei dire, “bene” è troppo generico, mi aiuterò con dei paragoni:
- nel lavoro precedente ero in una specia di stanzona con una ventina di imbecilli, non avevo un computer solo mio ma condiviso con chi era in turno. Adesso ho un ufficio, seppur piccolo, interamente mio.
- prima lavoravo in un palazzo grigio e freddo. Ora lavoro in una sede tutta bianca e con il parquet, elegantissima e in pieno centro, la finestra del mio ufficio da nel giardino interno di un palazzo antico.
- prima mi consideravano una risorsa, non contavo niente e lavoravo quando e come lo dicevano loro. Adesso il mio capo è una persona intelligentissima e comprensiva, ma soprattutto, nella sede dove sono io, il settore IT sono io! Da sola!
- prima a stento ci offrivano una cena aziendale una volta all’anno. Adesso, il mio quarto giorno di lavoro, sono uscita dall’ufficio con un cofanetto professionale da truccatori immenso, un cofanetto manicure e french grandissimo, 3 dispenser promozionali di rossetti, lip gloss, matite e smalti.
Certo, invece di stare a dilungarmi potevo semplicemente dire che adesso lavoro in una società che produce e distribuisce cosmetici…avrei reso l’idea, no?
Transizione
E’ da venerdì che voglio scrivere qualcosa, ma non avevo ancora avuto voglia di mettermi a pensare a quello che è successo.
Venerdì è stato il mio ultimo giorno di lavoro, ho salutato tutti con un piccolo rinfresco in ufficio, tutti sono stati gentilissimi e molti mi hanno lasciato numero e mail personale. I miei capi, come ovvio, non mi hanno dato la minima soddisfazione, hanno bevuto un bicchiere di Champagne, mangiato 2 pasticcini e mi hanno salutato a dentri stretti. (se vi dispiace tanto che mi sono licenziata perchè non mi avete dato l’aumento che vi avevo chiesto?).
Ho pianto per tutto il ritorno a casa in macchina, ho pianto a casa, ho pianto abbracciata al gatto. Dovevo chiamare mia madre, il mio fidanzato e la mia migliore amica per far sapere loro come era andata, ma non ho chiamato nessuno. Non volevo vedere nessuno, avevo in testa mille cose e volevo solo stare da sola. E quanto il mio amore è tornato da lavoro ho solo sospirato e mi sono fatta abbracciare, ma prima di riuscire a raccontagli qualcosa ce n’è voluto.
Se avessi scritto venerdì non so cosa sarebbe saltato fuori parola dopo parola, allora ho preferito aspettare.
Molti potrebbero pensare che licenziarsi sia una cosa piacevole, una liberazione. Ma per me non è stato esattamente così. Amavo il mio lavoro e la mia azienda. Non me ne sarei mai andata. Ma quando dentro di te le cose cambiano devi fare qualcosa. Sono cambiate le mie esigenze, i miei desideri. Ho cercato una soluzione in ufficio ma purtroppo per quello che desidero io non era ancora il momento. E io non ce l’ho fatta ad aspettare. Andarmene è stata una scelta d’amore verso me stessa, ma è stata molto, molto dolorosa.
Comunque sia, questo fine settimana è stato strano, oggettivamente disoccupata perchè il nuovo contratto lo firmo lunedì. So cosa ho lasciato ma non so cosa mi aspetta, e a metà tra il ricordo di quello che era e il sogno di quello che sarà non so proprio come sentirmi. E’ stato strano davvero.
Facciamo così, do una botta di normalità: vado all’Esselunga, che l’unica cosa che non cambia nella mia vita è che in questa casa non c’è mai un cazzo da mangiare!
La buona cucina
Ieri sera, presa dall’ebbrezza (e dalla follia più che altro) di aver cucinato bene un risotto (pronto) allo zafferano e una zucchina mangiabile, ho aperto questo blog.
Non ha l’ambizione di essere un blog di ricette, ma uno spazio dove trovare idee se non sapete cucinare per niente (come me), non avete fantasia (come me), non avete mai un cazzo in casa (come me)!
Sono molto ben accetti consigli e accettatissime ricette in regalo da postare (o se qualcuno vuole partecipare attivamente ancora meglio)! Ma soprattutto, fatemi sapere se le mie spiegazioni sono comprensibili o serve un vocabolario!
Priorità
Stamattina ho dato le dimissioni, questo venerdì sarà il mio ultimo giorno di lavoro. Da lunedì prossimo comincio da un’altra parte.
Non so ancora dire come mi sento, più avanti spiegherò meglio. Posso solo dire che, nonostante la comunicazione sia durata 4 minuti, hanno tentato, per l’ultima volta e ancora una volta, di farmi sentire in difetto e sbagliata. Questa volta non ho colto.
Eccoci qua
Prima o poi doveva toccare anche a me, e mo che scrivo? Lei, io non so che scrivere!!
Vabbè ci provo:
AMO IN ITALIA
1. qui c’è l’amore, la famiglia e gli amici, suona banale, ma non è poco no? :)
2. la Toscana, campagne così belle che ogni volta che ci torno non vorrei mai più andare via, eppure l’ho scelto io di andarmene..mah..
3. la festosità tipica di alcune città, le sagre di paese (si sono campagnola), gli anziani al parco
4. il fatto che all’estero tutto invidiano l’Italia per come si mangia e per quanto siano belli alcuni posti
5. la cucina, ecco l’ho messa per ultima ma la dovevo mettere subito dopo amore, amici e famiglia!
AMO ALL’ESTERO
1. il sentirmi costantemente lontata da chi non apprezzo e allo stesso tempo costantemente vicina a chi amo anche se non è con me, attraverso tutte le cose che vedo e che so che poi racconterò
2. fare sosta in autogrill e vedere quali minkiate siano capaci di vendere in alcuni posti
3. gli alberghi, sopra i 3 stelle TUTTI
4. parlare inglese, e vedere che 14 anni di studio forse sono serviti a qualcosa
5. i centri commerciali, che, Dio ci scampi e liberi, soprattutto nella Svizzera francese sono luogo di perdizione e non ritorno, chissà che mi succederà se andrò in America!!
SCHIFO IN ITALIA
1. la maleducazione costante
2. il fatto che per mangiare bene spendendo poco o vai in Toscana (LOVE) o mangi a casa tua
3. la differenza incredibile di carattere, abitudini, modo di essere tra nord e sud
4. la tendenza al “pecoronismo”, ovvero fiumi di gente che va tutta nello stesso posto, a fare tutti la stessa cosa, tutti di sabato pomeriggio
5. gli animali abbandonati in autostrada, magari succede anche all’estero, ma qui viene voglia di stritolare il cervello a queste teste di cazzo con un mortaio da cucina, pezzo per pezzo
SCHIFO ALL’ESTERO
1. non so mai cosa mangiare, perchè qualunque cosa mangio sto male
2. il costo dell’acqua naturale
3. quando mi rendo conto di cercare abitudini italiane e non trovarle (si, ovvio, ma io ci resto male)
4. la lontananza eccessiva di tanti luoghi raggiungibili solo in aereo, e io non ho mai preso l’aereo (paura, terrore, attacco di panico..e ci sto solo pensando)
5. la Vodafone, che nonostante il roaming et stikazzi, il primo giorno non si aggancia mai con la compagnia estera giusta e per telefonare devo aspettare che le passino le mestruazioni
E adesso passo la palla a Dead Doll Queen e Psyke !
Aria
Mi sono affacciata al balcone della scala antincendio dell’ufficio. Il sole batteva sul corrimano e illuminava il cortile. L’aria fresca mi faceva rabbrividire piacevolmente. Mi sentivo come se stessi usufruendo dell’ora d’aria, davanti a me la libertà e dietro il carcere. Ovviamente non posso nemmeno lontanamente immaginare cosa sia la vita di un vero detenuto e non mi azzardo, ma, a voi, è mai capitato di sentirvi così? La sensazione che la tua vita ti passi davanti senza poterla vivere davvero perchè la libertà è centellinata in base agli orari di lavoro e all’ammontare dello stipendio.
Io sono viva, e ne sono felice. Per vivere devo mangiare e bere, dormire, vestirmi, spostarmi. Per avere tutte queste cose devo pagare. Per poter pagare devo lavorare. E qui sorge il problema. Il lavoro mi da i soldi sufficienti ai bisogni primari, ma non al resto, e allora perchè si chiama vita e non lavoro?
Philip Morris non ti amo più
Ho smesso di fumare. Dopo 5 gloriosi anni in compagnia del signor Philip Morris ho deciso di smettere per sempre. Decisione molto poco ponderata, ho semplicemente finito il pacchetto senza ricomprarne uno nuovo, e insieme al pacchetto avevo finito anche le chance di scroccarne in ufficio, quindi, sola e senza sigarette ho pensato fosse il caso di smettere.
La svolta decisiva è stata una domenica in cui ero in turno di mattina. Normalmente, fregandomene se facevo tardi, mi fermavo a comprare le sigarette, un pacchetto per la mattina e uno di scorta, che non si sa mai.
E invece, l’ultima domenica che ho lavorato ho deciso di non comprarle. Ho pensato “proviamo”, dato che sono da sola in turno di fine settimana non posso uscire quasi nemmeno se crolla il palazzo, e comunque anche se potessi uscire tutti i tabaccai della zona sono chiusi, e se fosse aperto il distributore comunque sia io non ho mai moneta. Era lo scenario perfetto per smettere di fumare. Unica incertezza: le domeniche che per casi del destino mi sono ritrovata in turno senza sigarette ho fatto venire il mio fidanzato da casa a portarmele dietro suppliche e lamenti e promesse di morte certa per mancanza di nicotina. Chissà cosa mi sarebbe successo ora..
Risultato: non ho nemmeno pensato alle sigarette. Certamente è stato un caso, mi sono detta, e andando a casa ho deciso di continuare a non comprarle. Ho passato il pomeriggio a fare le pulizie (e in genere per ogni passata di straccio fumo una sigaretta per premiarmi dell’impegno) e non ho pensato alle sigarette. Alla sera non avevo voglia di andare a comprarle e allora ho proseguito nello sciopero.
La mattina dopo non ero più una fumatrice. Ho bevuto il caffè, niente. Ho aspettato l’autobus, ancora niente. Ho fatto un lavoro difficile e stressante per tutta la mattina, niente ancora. Ho litigato con un collega (fonte, in genere, di fumo concitato e prolungato), e niente.
Allora ci ho preso gusto, non ho più comprato le sigarette.
Ad oggi sono 9 giorni interi che non fumo, non desidero fumare, non chiedo nemmeno un pietoso tiro.
Ho scoperto che non ho più mal di testa, mal di stomaco, mal di pancia, mal di gola.
Ho scoperto che non avere sempre l’ansia di dover comprare le sigarette è una cosa intrigante.
Ho scoperto (misurandomi la pressione tutte le sere) che fumare fa male (ma va? Ovvio, direte voi, ma quale vero fumatore incallito ci crede?).
L’unica cosa che mi è rimasta e che non riesco a risolvere è che, adesso, durante le pause sigaretta non so più che cazzo fare.





