Aria
Mi sono affacciata al balcone della scala antincendio dell’ufficio. Il sole batteva sul corrimano e illuminava il cortile. L’aria fresca mi faceva rabbrividire piacevolmente. Mi sentivo come se stessi usufruendo dell’ora d’aria, davanti a me la libertà e dietro il carcere. Ovviamente non posso nemmeno lontanamente immaginare cosa sia la vita di un vero detenuto e non mi azzardo, ma, a voi, è mai capitato di sentirvi così? La sensazione che la tua vita ti passi davanti senza poterla vivere davvero perchè la libertà è centellinata in base agli orari di lavoro e all’ammontare dello stipendio.
Io sono viva, e ne sono felice. Per vivere devo mangiare e bere, dormire, vestirmi, spostarmi. Per avere tutte queste cose devo pagare. Per poter pagare devo lavorare. E qui sorge il problema. Il lavoro mi da i soldi sufficienti ai bisogni primari, ma non al resto, e allora perchè si chiama vita e non lavoro?







La tua è un’ottima osservazione.
C’è un libro che dovrebbe leggere il mondo intero, La Profezia di Celestino.
Solo allora qualcosa cambierebbe…
Per mangiare si potrebbe coltivare, per bere si potrebbe andare al ruscello più vicino, per vestirsi si potrebbero usare degli stracci, per spostarsi si potrebbe andare a piedi. Il lavoro (e di conseguenza i soldi) però rende tutto molto meno faticoso, no?
Concordo in pieno!!!!!!!!!!!!!!!!!!