Archive for September, 2008
Brillante Weblog Premio 2008

Un immenso ringraziamento a SCARLET che mi ha assegnato questo graditissimo premio, ecco cosa ha scritto del mio blog :
“FAIRY VISION la premio per il suo punto di vista così femminile e sensibile eppure privo di frivolezze femminili (che a volte diciamolo pure, in una donna diventano schiocchezze), mi piace il suo modo candido di essere una donna con passioni forti, mi piace e mi coinvolge nella lettura delle sue opinioni. “
Sono davvero orgogliosissima di questo premio e, come da regolamento, mi accingo a premiare altri blogger. Non potendo ri-premiare la signorina Scarlet, ecco di seguito i miei prescelti :
SOTTILETTA : ragazza, mi fai morire dalle risate! Ogni racconto delle tue peripezie è condito da ironia, simpatia e auto critica, sei troppo simpatica! Inoltre scrivi davvero bene, i tuoi post sono freschi e scorrevoli, è così un piacere leggerti che ormai ogni giorno non sono contenta se non apro il tuo blog almeno un paio di volte!
LA SEGRETARIA PERFETTA : simpaticissima, bravissima a scrivere, ironica e divertentissima nello scrivere di qualunque cosa ti succeda, fai sembrare divertente anche le sfighe, eh si!
Regole del gioco copia-incollate dal blog di Scarlet (grazie!) :
Eccovi le regole del gioco:
1- Al ricevimento del premio, bisogna scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog
2- Scegli un minimo di 7 blog (o di più) che credi siano brillanti nei loro temi o nel loro design
3- Esibisci il loro link ed il loro nome ed avvisali che hanno ricevuto il premio “Brillante WeBlog”
4- (Facoltativo) Esibire la foto (il profilo) di chi ti ha premiato o di chi viene premiato nel tuo blog
Non me ne vogliano i creatori del concorso se ho scelto 2 persone invece di 7, ma quando ho letto le regole le prime due persone a cui ho pensato sono proprio Sottiletta e LaSegretariaPerfetta e ho voluto premiare solo loro per sottolineare quanto davvero mi piaccia leggerle! :)
Philip Morris non ti amo più pt. II
Quando ho smesso di fumare l’altra volta, la mia più grande preoccupazione era non sapere che cazzo fare durante le pause sigaretta, perchè CHIARAMENTE a quelle 7/8 volte al giorno di nulla-fare non avrei mai rinunciato.
Questa volta invece mi sono preparata. Smesso a causa della bronchite trasformatasi in tosse insistente, ho attuato un nuovo piano: adesso quando ho voglia di fare una pausa chiamo il mio collega e gli dico :
“Senti, che scendi a fumare che io ti guardo?”
Per ora funziona, eh.
Le 10 regole d’oro per arrivare in orario a lavoro
Supponiamo che lavoriate in centro a Milano (e così è). Supponiamo che però amiate la campagna e avete comprato casa in culonia (e infatti). L’unico modo che avete per arrivare in ufficio puntuale in assenza di mezzi e ovviamente non in macchina è lo SCOOTER.
Ecco. Ma come i milanesi sanno, molto spesso si riesce a fare tardi anche in scooter perché il traffico milanese ha vita propria, si dirama, si affolla, si spande in ogni punto o angolo della città.
Ecco perché servono alcune regole fondamentali :
1. Se c’è una coda fate in modo di mettervi in cima. Anche se avete un “Si” della Piaggio e la coda è composta solo di Porsche. Allo scattare del verde gettatevi a corpo morto in mezzo alla corsia e pretendete di non essere sorpassati, dovete dare l’impressione di sapere quello che state facendo.
2. Se nel sorpassare una coda intravedete un nugolo di scooter in fila indiana che sta facendo la stessa cosa, sorpassateli tutti, quasi certamente è un nugolo di imbecilli che si accalcherà di fronte all’unico pertugio libero senza attraversarlo.
3. Non siate avari di clacson, se un automobilista vi taglia la strada suonategli. Se non servirà a interrompere la sua manovra quantomeno servirà a svegliarlo.
4. Se intravedete una faglia nel cumulo di auto infilatevici senza indugio. Vi permetterà di passare non appena si smuove la coda o quantomeno romperà i coglioni agli automobilisti.
5. Non siate benevoli con i pedoni. Essi non contano. Si gettano in strada guardando per aria e si impiantano sulle strisce pedonali spaventati non si sa mai da cosa. Ricordatevi che voi dovete passare, VOI.
6. Diffidate dai ciclisti educati che si mettono a bordo corsia con fare umile. Non esistono ciclisti educati. Essi credono di essere a piedi, quindi, non devono rispettare alcuna regola stradale. Si muoveranno quel tanto che basta prima dello scattare del verde affinchè alla vostra partenza si trovino in traiettoria esatta della vostra ruota davanti.
7. Non fatevi intimorire dai motociclisti. Essi si dividono in due categorie : quelli che non sanno guidare (li lascerete agevolmente alle vostre spalle appena il traffico si infittirà, hanno paura di sfracellarsi contro un furgone), e quelli che sanno guidare (sono leggende tramandate nel tempo da nonni e bisnonni ma nessuno li ha mai realmente incontrati).
8. Prestate la massima attenzione se scorgete a bordo strada una “Mamma-Con-Passeggino”. Ella è convinta che in quanto Madre di un Figlio il mondo si fermi al suo passaggio. Fermatevi e fatela passare e non prendetevela se non vi ringrazierà, avete solo fatto il vostro dovere, secondo lei.
9. Se una volta guadagnata la cima della fila arriva un 15enne con Booster modificato e vi si mette davanti abbattetelo. Egli non serve al proseguire del mondo.
10. Se per un caso ipotetico del destino doveste trovarvi davanti uno scooterista apparentemente smaliziato, uno che sfreccia, uno come voi insomma..non ci cascate. Di fronte al primo ostacolo sentirà il richiamo della specie e si affiancherà agli altri 34 scooteristi incastrati l’uno sull’altro di fronte al suddetto pertugio.
E voi sorpassate.
Freddo
Stasera ho convinto il fidanzato a mettere il piumone. Lui ha sempre caldo, io ho sempre freddo ma stasera due moine hanno sortito l’effetto sperato. Ho messo il piumone.
Dalle 22.00 di stasera ad ora non ho ancora avuto il coraggio di entrare sotto le coperte. Pregusto il momento in cui mi sentirò avvolta dalla morbidezza. Aspetto questo momento diciamo da…Gennaio!
Comunque, tutto questo per dire che il freddo è arrivato.
Si progettano gli addobbi di Natale, si pensa al Capodanno, e si progetta anche la prossima estate, quella che se tutto va bene ci porterà a Tokyo nell’hotel che a dire il vero abbiamo già scelto.
E poi si pensa a dopo, alla prossima cosa importante da fare, ma non si dice, si fa e basta, è solo nostra.
Penso a tutto quello che vorrei cambiare e a tutto quello che invece vorrei non cambiasse.
Penso ai nuovi amici e a quelli vecchi rimessi a nuovo.
Penso che negli anni cambiano tante cose e a volte è un male ma molto spesso è un bene.
Penso che forse tante cose le ho dimenticate e sono convinta che a volte è solo la memoria a breve termine quella che conta.
Penso che domani si torna a lavoro dopo 5 giorni di malattia e non ho nessuna voglia. E penso che certe cose vanno sistemate e sistemate in fretta.
E penso che sia arrivato il momento di infilarmi sotto le coperte con un libro e continuare a pensare a tutto quello che ho fatto e che farò.
Il cimitero dei bambini
C’è una cosa di cui io non parlo mai.
Il terremoto che l’inverno del 2002 ha ammazzato i bambini di San Giuliano.
Perchè non ne parlo? Perchè ci sono stata.
Al tempo facevo volontariato per l’ANPAS Toscana e quell’inverno il mio responsabile di gruppo mi chiese se me la sentivo di partire con la Protezione Civile. Accettai, ma posi un veto : sarei partita solo se ad accompagnarmi ci fosse stato il mio migliore amico dell’epoca, soccorritore “senior”.
Fu così che una mattina di Novembre alle 4.00 salimmo sul furgone insieme ad altre 4 persone sconosciute e andammo in Molise.
I miei compagni di viaggio me li ricordo tutti, ragazzi giovani, buoni.
Arrivammo a Colletorto, un paesino non molto distante da San Giuliano, alle 12.30, in tempo per il pranzo nella cucina viaggiante, un convoglio bianco che parte dal luogo di ricovero e si reca in maniera indipendente nei luoghi di crisi.
Colletorto non era un albergo a 5 stelle. Non c’erano camere o ostelli, c’erano solo le tende ministeriali blu, per la metà occupate dagli sfollati. Se volevi dormire dovevi accaparrarti una tenda. E se non c’erano tende libere te ne dovevi montare una. Niente doccia appena arrivati, la doccia si faceva solo la sera nel container bagno e se di giorno ti sporcavi c’era solo acqua fredda.
C’era polvere, fango, distruzione.
Così noi 6 andammo un po’ in giro per il campo e trovammo una tenda da svuotare e ripulire e tempo un paio d’ore avevamo il nostro alloggio di lusso.
C’erano -2 gradi e un vento bastardo.
Il pomeriggio io fui impegnata all’accoglienza degli sfollati. Mi chiedevano coperte, cuscini, assorbenti femminili. Io li guardavo, coi vestiti marroni, le donne con il fazzoletto nero in testa, dai 10 ai 90 anni e mi chiedevo come si possa essere tutti uguali ma tanto diversi.
Il giorno dopo mi spostai dove dovevo effettivamente lavorare. Ero docente di Funzioni di Supporto, il che vuol dire che dovevo andare al palazzetto dello sport di San Giuliano, dove erano stati sistemati gli uffici dei docenti e delle forze dell’ordine.
A San Giuliano. Alla scuola.
Partimmo alle 7, io e un mio “coinquilino”, ci sistemarono nel box vicino al gruppo Radio e per tutto il giorno monitorammo le scosse di terremoto e organizzammo convogli di soccorso con qualsiasi mezzo a motore a nostra disposizione. Come sedie avevamo due sedie da giardino, un tavolo precario e un buono pasto per un primo O un secondo.
C’erano volontari di tutte le categorie, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, scout, ma niente civili, non potevano entrare.
Nei giorni successivi tutto si svolse in fretta, tra sveglia alle 6, lavoro fino alle 19, cena frugale, doccia e chiacchiere fino a tarda notte.
Si stava bene, si stava insieme.
Di giorno, quando ero al palazzetto ogni tanto uscivo nel cortile e guardavo il paese, la scuola crollata alla quale non ti potevi avvicinare e giocavo con i cani e gatti dei bambini morti. Nelle operazioni di messa al sicuro delle famiglie per alcuni di loro non c’era stato spazio. E così stavano con noi, senza una casa, senza i loro bambini, anche gli animali tristi a modo loro.
Una sera una tromba d’aria colpì il nostro campo, io e il mio “collega” rimanemmo bloccati al palazzetto fino alle 8 di sera senza poterci spostare perchè lo stesso campo sfollati era inagibile.
Telefonate, messaggi, una sequela di ansie e paure. Poi ci danno il permesso di muoverci e tornare alla base. Buio pesto, strade dissestate, niente striscie a terra, niente guard rail, a picco su dirupi e con un vento che portava via anche il furgone. Ci siamo messi a cantare con la radio accesa per non pensare a niente.
Poi è arrivato il giorno della partenza. Io non potevo restare più di 8 giorni perchè per regolamento, essendo al primo intervento in emergenza, dovevo tornare a casa per il debriefing (trattamento psicologico del trauma da emergenza).
La mattina abbiamo svuotato la tenda, piegato le mille coperte, rifatto le brande, buttato la scatola di Tavernello divisa in due che faceva da vaschetta per le stufe per eliminare la secchezza nell’aria.
Salutiamo tutti, baci, abbracci strettissimi, e saliamo di nuovo sul furgone. Questa volta in 3, altri 3 erano rimasti al campo per altre 2 settimane.
Decidiamo di passare a rendere omaggio ai bambini nel cimitero costruito apposta per loro.
E questa è la cosa, di tutte, che davvero non dimenticherò mai.
Quando si va al cimitero in genere si visitano tombe di nonni o comunque lapidi con foto grigie e anonime.
Immaginate quasi 30 lapidi con foto a colori, loro che sorridevano, che facevano il bagno in mare, che giocavano a calcio, che pettinavano le bambole.
E sotto i loro giocattoli preferiti, gli stemmi delle associazioni, i cappellini dei volontari.
Io ci ho lasciato il mio berretto blu da soccorritore. Ma ci ho lasciato anche un pezzo di cuore perchè una cosa così non te la dimentichi mai.
Sono passati 6 anni e ci penso ancora, mi ricordo ogni minuto di quei giorni laggiù.
Da allora ho smesso anche di fare volontariato in ambulanza, non perchè non voglia più ma perchè sono cambiata. Ero una persona migliore? Forse si.
Ma una cosa è certa, se mi chiamassero per un’emergenza con la Protezione Civile partirei anche domani.
Protection
Pare proprio che ultimamente io non possa più fare quello che cavolo (volevo scrivere cazzo) mi pare.
Pare che qualcuno nella mia vita si senta il padrone universale di ciò che penso, faccio e amo.
Pare che questo qualcuno in realtà con me non c’entri un emerito cazzo (cavolo non era sufficiente).
In sostanza, capiterà che scriverò post protetti da password, ma non perchè non devono leggerli gli estranei, ma solo UNA persona non deve leggere e, ahimè, si impiccia a sufficienza perchè ci sia la necessità di correre ai ripari.
Per cui, chiedete la password, tutti, anche gli estranei, chi vuole, tanto se qualcuno che non voglio dovesse spacciarsi per altri lo scopro in 2 nanosecondi. :)





