FairyVisions



Il vero io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te.
"Paulo Coelho"

"Siete solo una manica di coglioni! Sapete perché? Perché non avete il fegato per stare dove vorreste stare. Voi avete bisogno di gente come me, vi serve la gente come me, così potete puntare il vostro dito del cazzo e dire: "Quello è un uomo cattivo." Bhè? E dopo come vi sentite, buoni? Voi non siete buoni. Sapete solo nascondervi, solo dire bugie. Io non ho questo problema. Io dico solo la verità, anche quando dico le bugie."
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A ventisette anni, niente funziona nella vita di Lara. Il fidanzato l'ha lasciata, ma lei non si arrende e lo perseguita con messaggi e telefonate, la società di cacciatori di teste che ha aperto con la sua migliore amica non decolla, la socia ha pensato bene di trasferirsi a Goa lasciandola in un mare di guai e la sua famiglia la considera un po' picchiatella... Quando si trova costretta dai genitori ad andare al funerale di una vecchia prozia di centocinque anni che non ha mai conosciuto, Lara sente di aver toccato il fondo. Durante la funzione, però, succede qualcosa di incredibile: le appare una ragazza bellissima, diafana, vestita con l'accurata ed eccentrica eleganza degli anni Venti, che le chiede con insistenza: "Dov'è la mia collana? Voglio la mia collana!". Chi è questa ragazza? Di quale collana parla? E com'è che solo lei tra i presenti al funerale la vede? Insomma, va bene lo stress, ma addirittura avere le visioni! In effetti l'immaginazione di Lara è sempre stata molto fervida, ma quello che da questo momento le accadrà sorprenderà anche lei. Ciò che ancora non sa è che la misteriosa ragazza comparsa dal nulla, capricciosa, pungente e stravagante, vestita con meravigliosi abiti vintage, diventerà la sua guida, la sua amica più cara, la confidente perfetta, e che la ricerca dell'agognata collana si trasformerà per entrambe in una sorprendente avventura.more




Archive for November, 2008

Adios

E così termina anche l’ultimo lunedì di lavoro in questo posto maledetto. Venerdì sarà l’ultimo giorno in assoluto e dire che non conto i minuti è come dire che Berlusconi ha i capelli.

Il mio capo non si arrende e rompe i coglioni fino all’ultimo, dandomi mansioni umilianti e ridicole che non c’entrano neanche lontamente con il mio lavoro. Ogni buon sistemista di questo mondo sogna di cambiare le lampadine nell’ufficio dell’amministratore delegato, vero?

A chi mi chiede perchè me ne sono andata dopo solo un anno rispondo “mi sono rotta i coglioni e ho cercato altro”. Vero. Indubbiamente.
Ma a nessuno dico che è anche, e soprattutto perchè per un anno sono stata “sotto” un responsabile coglione, troppo giovane per il suo ruolo, troppo indaffarato a fare la voce impostata con fornitori e dirigenti e incapace di qualsivoglia soluzione tecnica. Una persona che mi incitava a cercare le soluzioni sul blog di Beggi. Si, di Beggi. Tanto che ad un certo punto sono stata addirittura autorizzata a chattare con lui e con Gioxx (ndr : amici, grazie per esistere e grazie di avere un blog).

E non contento di queste “inezie”, ad un certo punto ha cominciato a mettere in discussione la mia preparazione. Quando ho chiesto il passaggio a Primo livello mi ha risposto che dovevo essere solo grata di essere un Secondo. Perchè si, infatti, io i miei 4 anni di esperienza come sistemista li ho passati a cambiare le lampadine.
Dato che però, chiaramente, non attecchiva, ha cominciato con gli ordini fini a se stessi. Lo fai perchè lo dico io, fino a che a questa frase ho cominciato a rispondere “ok, ma lo sai vero che è una stronzata?”.

Destino ha voluto che in un mese ho trovato un altro lavoro, dove finalmente hanno messo la parolina Senior vicino alla mia qualifica e mi hanno dato l’agognato Primo livello.

Ora vattene affanculo 29enne di merda che fai l’Ittì Menager in una ditta di cioccolatai che spacciano cosmetici di mass market per selettivo. Adesso le lampadine all’amministratore delegato gliele cambi tu avvitandole col buco del culo. E ricordati prima di estrarre la scopa.

Protected: Pensare prima di parlare

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Yes, there’s love if you want it

Internet. Internet è una fonte di informazione, di studio, di documentazione. E’ un archivio di immagini, è un collegamento con il mondo. Ed un modo per comunicare.
Comunicare pensieri, idee, progetti, creazioni, musica.
Comunicare, con persone che non conosci, che non hai mai visto e che di giorno in giorno diventano vicine nonostante il paradosso del non conoscerle affatto. E allora piano piano cominci a riconoscere gli avatar come “avatar amici”, segui i loro post, i loro twit, i loro tumblr, ti appassioni alle loro vite e ai loro racconti, capita che improvvisamente nella giornata ti ricordi che qualcuno di loro aveva un appuntamento importante e allora corri sul blog a vedere se ha scritto come è andata. Capita che qualcuno abbia un dispiacere e tu ti dispiaci con lui. Capita che ci siano delle gioie e dei traguardi, e ti verrebbe voglia di proporre un aperitivo.
Solo che non li hai mai visti, magari abitano in città diverse dalla tua, lontani, impegnati, ognuno dietro il suo treno di cose da fare.
Se qualcuno sparisce per giorni magari gli scrivi chiedendo come sta, ti scambi opinioni e frasi di circostanza come quasi non fai più con gli amici della “vita reale”.
Ma questa distinzione tra vita reale e virtuale poi, in fondo, dove sta?
Loro sono i tuoi compagni di una giornata in ufficio, appena hai un momento ti sfoghi con loro, leggi i pensieri e le parole di tutti e ti senti un po’ come se si fosse tutti insieme. Fumi una sigaretta e inviti virtualmente qualcuno a fumare con te. Prepari il caffè e lo offri su twitter.

E allora pensi che questo aggeggio che ora hai sulle ginocchia con tanti tasti e uno schermo luminoso è la tua finestra sul mondo, sul tuo e su quello di tanti che come te hanno deciso che dividere la vita con qualche sconosciuto in fondo non è affatto male.

E se poi sei fortunato e li incontri di persona scopri una fetta di mondo che non conoscevi e tutto questo ti lascia sopraffatto.

Ascolto consigliato durante la lettura del post : “Sonnet” – The Verve

Show must go on

Ci sono un po’ di cose che ho smesso di fare e che dovrei ricominciare a fare.
Tipo godermi la vita, tipo coltivare le mie passioni, tipo divertirmi senza pensieri.
Un anno e mezzo che non faccio più due di queste cose in particolare.
E le devo fare, le devo fare.

Aggiungo anche rivedere persone e rivedere posti.

Aggiungo anche che la prossima volta che incontrerò per la mia strada professionale una tale testa di cazzo da rendermi sempre così abbattuta da dimenticare la mia vita potrò seriamente pensare all’omicidio.

Women

La mia vita sta cambiando : ho comprato un libro di cucina.
E oltre al fatto che tutti dicono “ma quanto si risparmia a saper cucinare” e bla bla, è che mi sono rotta i coglioni di essere un’adolescente scardinata che cucina solo l’uovo al tegamino e fa la lavatrice solo quando ha usato anche l’ultimo paio di mutande pulite.
Voglio diventare una donna, una donna vera, una donna come mia madre.
Una donna che la sera prepara la cena al proprio uomo con amore e competenza, una donna che lava e stira e riempie l’armadio di vestiti puliti e profumati. Una donna organizzata, che fa poco ogni giorno e che tiene sempre tutto in ordine.
Non una maniaca della casa, questo mai, è solo che avere le cose a posto mi rende più felice. Vedere i pavimenti liberi dalle cose e dalla polvere mi rende più serena.
E far sentire a “casa” il mio uomo, questo si che mi rende felice.