Archive for November, 2008
Adios
E così termina anche l’ultimo lunedì di lavoro in questo posto maledetto. Venerdì sarà l’ultimo giorno in assoluto e dire che non conto i minuti è come dire che Berlusconi ha i capelli.
Il mio capo non si arrende e rompe i coglioni fino all’ultimo, dandomi mansioni umilianti e ridicole che non c’entrano neanche lontamente con il mio lavoro. Ogni buon sistemista di questo mondo sogna di cambiare le lampadine nell’ufficio dell’amministratore delegato, vero?
A chi mi chiede perchè me ne sono andata dopo solo un anno rispondo “mi sono rotta i coglioni e ho cercato altro”. Vero. Indubbiamente.
Ma a nessuno dico che è anche, e soprattutto perchè per un anno sono stata “sotto” un responsabile coglione, troppo giovane per il suo ruolo, troppo indaffarato a fare la voce impostata con fornitori e dirigenti e incapace di qualsivoglia soluzione tecnica. Una persona che mi incitava a cercare le soluzioni sul blog di Beggi. Si, di Beggi. Tanto che ad un certo punto sono stata addirittura autorizzata a chattare con lui e con Gioxx (ndr : amici, grazie per esistere e grazie di avere un blog).
E non contento di queste “inezie”, ad un certo punto ha cominciato a mettere in discussione la mia preparazione. Quando ho chiesto il passaggio a Primo livello mi ha risposto che dovevo essere solo grata di essere un Secondo. Perchè si, infatti, io i miei 4 anni di esperienza come sistemista li ho passati a cambiare le lampadine.
Dato che però, chiaramente, non attecchiva, ha cominciato con gli ordini fini a se stessi. Lo fai perchè lo dico io, fino a che a questa frase ho cominciato a rispondere “ok, ma lo sai vero che è una stronzata?”.
Destino ha voluto che in un mese ho trovato un altro lavoro, dove finalmente hanno messo la parolina Senior vicino alla mia qualifica e mi hanno dato l’agognato Primo livello.
Ora vattene affanculo 29enne di merda che fai l’Ittì Menager in una ditta di cioccolatai che spacciano cosmetici di mass market per selettivo. Adesso le lampadine all’amministratore delegato gliele cambi tu avvitandole col buco del culo. E ricordati prima di estrarre la scopa.
Yes, there’s love if you want it
Internet. Internet è una fonte di informazione, di studio, di documentazione. E’ un archivio di immagini, è un collegamento con il mondo. Ed un modo per comunicare.
Comunicare pensieri, idee, progetti, creazioni, musica.
Comunicare, con persone che non conosci, che non hai mai visto e che di giorno in giorno diventano vicine nonostante il paradosso del non conoscerle affatto. E allora piano piano cominci a riconoscere gli avatar come “avatar amici”, segui i loro post, i loro twit, i loro tumblr, ti appassioni alle loro vite e ai loro racconti, capita che improvvisamente nella giornata ti ricordi che qualcuno di loro aveva un appuntamento importante e allora corri sul blog a vedere se ha scritto come è andata. Capita che qualcuno abbia un dispiacere e tu ti dispiaci con lui. Capita che ci siano delle gioie e dei traguardi, e ti verrebbe voglia di proporre un aperitivo.
Solo che non li hai mai visti, magari abitano in città diverse dalla tua, lontani, impegnati, ognuno dietro il suo treno di cose da fare.
Se qualcuno sparisce per giorni magari gli scrivi chiedendo come sta, ti scambi opinioni e frasi di circostanza come quasi non fai più con gli amici della “vita reale”.
Ma questa distinzione tra vita reale e virtuale poi, in fondo, dove sta?
Loro sono i tuoi compagni di una giornata in ufficio, appena hai un momento ti sfoghi con loro, leggi i pensieri e le parole di tutti e ti senti un po’ come se si fosse tutti insieme. Fumi una sigaretta e inviti virtualmente qualcuno a fumare con te. Prepari il caffè e lo offri su twitter.
E allora pensi che questo aggeggio che ora hai sulle ginocchia con tanti tasti e uno schermo luminoso è la tua finestra sul mondo, sul tuo e su quello di tanti che come te hanno deciso che dividere la vita con qualche sconosciuto in fondo non è affatto male.
E se poi sei fortunato e li incontri di persona scopri una fetta di mondo che non conoscevi e tutto questo ti lascia sopraffatto.
Ascolto consigliato durante la lettura del post : “Sonnet” – The Verve
Show must go on
Ci sono un po’ di cose che ho smesso di fare e che dovrei ricominciare a fare.
Tipo godermi la vita, tipo coltivare le mie passioni, tipo divertirmi senza pensieri.
Un anno e mezzo che non faccio più due di queste cose in particolare.
E le devo fare, le devo fare.
Aggiungo anche rivedere persone e rivedere posti.
Aggiungo anche che la prossima volta che incontrerò per la mia strada professionale una tale testa di cazzo da rendermi sempre così abbattuta da dimenticare la mia vita potrò seriamente pensare all’omicidio.
Women
La mia vita sta cambiando : ho comprato un libro di cucina.
E oltre al fatto che tutti dicono “ma quanto si risparmia a saper cucinare” e bla bla, è che mi sono rotta i coglioni di essere un’adolescente scardinata che cucina solo l’uovo al tegamino e fa la lavatrice solo quando ha usato anche l’ultimo paio di mutande pulite.
Voglio diventare una donna, una donna vera, una donna come mia madre.
Una donna che la sera prepara la cena al proprio uomo con amore e competenza, una donna che lava e stira e riempie l’armadio di vestiti puliti e profumati. Una donna organizzata, che fa poco ogni giorno e che tiene sempre tutto in ordine.
Non una maniaca della casa, questo mai, è solo che avere le cose a posto mi rende più felice. Vedere i pavimenti liberi dalle cose e dalla polvere mi rende più serena.
E far sentire a “casa” il mio uomo, questo si che mi rende felice.





