Archive for July, 2009
Andate andate
Andate a fare le vostre meritate ferie, andate in posti esotici, in posti costosi, in posti lontani. Dove non capite un cazzo e fotografate solo i bicchieri di Starbucks.
Andate a fare shopping, comprate tutto il comprabile coi saldi e non. E raccontate che quella gonna dei cinesi è in realtà appartenuta a Kate Moss quando portava la 52 perchè anche lei prima era un cesso.
Andate a lavoro, nel vostro ufficio figo, coi vostri colleghi stronzi e col vostro capo infame. E raccontate che voi fate carriera e che guadagnate bene e state attenti a non far sapere che in realtà con voi ci si puliscono il culo i fattorini.
Andate a casa, nel vostro appartamento all’ultimo grido o nella vostra villa a 16 piani con 8 giardini. Dove siete soli.
Andate in giro a parlare e sparlare, a ridere di chi soffre e a ricamare su storie di chi ha fatto l’errore di parlare con voi. E fatelo in posti affollati, in luoghi pubblici, ricordandovi di dire “eh ma che resti tra noi”.
Andate dai vostri figli e metteteli davanti alla televisione perchè non vi rompano i coglioni. Che avete bisogno di tempo per voi stessi.
Andate su internet a scrivere che però li amate i vostri figli. Che ne vorreste magari anche un terzo e un quarto, sempre che bastino i televisori in casa.
Andate a fare la spesa solo ed esclusivamente al Carrefour di domenica. Naturalmente vestiti firmati e truccati e pettinati e in una fitta coda corpo a corpo alla cassa fate cadere nel discorso col vostro accompagnatore le parole “Kenya, Tenerife, Maldive, Caraibi, Crociera, BMW, Tiffany, Louis Vuitton”.
Andate a trovare la mamma e il papà e poi raccontate quanto vi stanno sul cazzo e quanto li vorreste morti. E poi tornate a casa con il baule carico delle teglie di lasagne, delle verdure, dei manicaretti che vostra madre ha fatto con amore per voi.
Andate a cena o all’aperitivo, o al camp o a morì ammazzati coi soliti noti. Poi venite a raccontare che “io no, a me della notorietà guarda, non hai capito niente”.
Ma prima di tutto, andate affanculo. Merde. Che quest’anno si tagliano i rami secchi.
C’ho un’età
27 anni fa intorno a quest’ora nascevo con parto cesareo per via di complicazioni, addormentata per aver bevuto l’anestesia di mia mamma e visibilmente già incazzata. Al primo colpetto sul culo ho continuato a dormire, al secondo ho vomitato addosso al dottore.
Anche da grande dormo sempre, al primo squillo butto via la sveglia, al secondo forse mi alzo. Ho smesso di vomitare addosso ai dottori ma tratto male la gente, il che comunque mi fa sentire me stessa fin dalla nascita.
E quindi tanti auguri a me.
(questo è un pos programmato, al momento in cui verrà pubblicato io sarò al mare a mangiare pesce con famiglia, amici e fidanzato, ciaoooooooooo)
Sensitivity builds a prison
Domani è un giorno che non lo so, che si vedrà. E mentre tante cose prendono forma, tante altre la perdono. E la perdo io, e perdo il senso di cose che prima un senso l’avevano e non mi sento smarrita, mi sento bene.
Che ci sono persone accanto a me che non avrei immaginato o sperato, e sono qui senza motivo se non il volerci stare. Sono qui senza bugie o secondi fini nascosti, sono qui e io non devo fare niente per farle restare, perchè basta che sia io e tutto succede senza chiedere.
E sono passati anni in cui ho sempre chiesto e il senso di inadeguatezza era al centro di ogni azione o parola. Perchè se mi vedi pensi che io abbia chiaro in testa cosa deve accadere e dove devo andare, ma non sai quante domande, quanti momenti, in cui non avevo chiaro nemmeno che bastava tenere gli occhi aperti. Che bastava guardare, ma io non vedevo niente.





