What do you think about me
Piace quasi a tutti essere rispettati e invidiati. La reputazione, per alcuni, ha un valore superiore al benessere.
Ed eccoli che fanno cose, affermano certezze, sbandierano traguardi. Prima si faceva in gruppo, al bar, in famiglia, o al circolo. Adesso è molto più semplice, basta farlo su internet. Bastano un blog e un account su un social network qualsiasi.
Tutti a correre più veloce degli altri, tutti a scervellarsi su cosa e come condividere col mondo in modo da dare di se stessi una certa idea piuttosto che un’altra.
E nascono discussioni, a volte addirittura litigi, persone bollate a vita come troll o come pazzi invasati solo perchè non la pensano come te.
E mi sta anche bene, alla fine fa parte del gioco, tu affermi un concetto, io do la mia opinione. Non ti piace? Ti arrabbi? Pazienza, vivo bene lo stesso.
Ma la cosa esilarante è quando tutto questo lo fa qualcuno che conosci di persona.
Quando questo qualcuno afferma con sicurezza di essere qualcosa che – sai benissimo – non è.
E si ride, e ci si incazza anche, ma basta sedersi ed aspettare al bordo del fiume.
Perchè, quando resterai da solo con te stesso, quando avrai paura e bisogno di qualcuno, quando sarai vecchio e forse malato o più semplicemente tra le quattro mura di casa tua, quando non ci sarà nessuno con cui parlare, la tua reputazione non ti farà compagnia. Non è una persona, non è un supporto, la tua reputazione è un castello di carte da gioco di cristallo in una tempesta di vento e sabbia. Sei sicuro di voler puntare tutto su questo?






